mercoledì 20 gennaio 2016

De/limitazioni

"Nel Tao non vi sono barriere, nella parola non v'è certezza. Per questo esistono le delimitazioni. Chiedo licenza di parlare delle delimitazioni.
C'è lo stare a destra e lo stare a sinistra, il ragionare e l'interpretare, il distinguere e il classificare, il competere e il disputare. Queste son dette "le otto facoltà". Su ciò che è fuori del mondo materiale il santo indaga ma non ne ragiona, di ciò che è entro il mondo materiale il santo ragiona ma non lo critica. Tramandando le storie degli antichi re nel libro canonico Ch'un Chiu, il santo critica ma non classifica. Nel distinguere qualcosa resta indistinto, nel classificare qualcosa resta non classificato.
Perché? Il santo tiene per sé, mentre la folla degli uomini classifica
per far conoscere agli altri. Perciò si dice : "Nel classificare
qualcosa resta non visto."
"

Chuang-Tzu

sabato 16 gennaio 2016

Il presente è una nicchia intarsiata

Sono restato a guardare
il cipresso
ondeggiare alla brezza invernale;
stagliava la sua ombra
nel cielo opaco
come un derviscio
che raggiunge il fana'
come vino
nella coppa dello spazio-tempo.
Il presente è una nicchia
intarsiata negli infiniti piani della notte
rampicanti come edere
di luci arancia
sulle facciate dei palazzi.
Se ne cogli l'essenza
ti riporta al tempo in cui
l'iride dei tuoi occhi era ambra
e il cielo un mihrab di smeraldi
e ossidiana.







venerdì 15 gennaio 2016

L'amore è un duello contro la morte quotidiana

 "La personalità depressiva, [...], è depressa soprattutto dal suo sapersi frammentata [...]. Condizionata al contesto da un rigore carcerario. Incollata alla ripetizione e all'obbedienza. Ritagliata a millimetrica misura dai vari ruoli, definita senza resti dalla scenografia della presenza connotata. Nel sogno, e quando una residua scintilla di rivolta consenta di non cancellarlo, la somma catastrofica della frammentazione di sé torna, con il grido senza voce, a ri-piangere la tortura infantile. Al contrario la
corporeità è unitaria e continua, presente a se stessa, essenzialmente inequivoca. 

[...]

 Non si tratta di liberare l'Io, si tratta di liberarsi dall'Io, liberando così la storia dal principio. E questo, fin da ora. Il tempo è questo tempo, il tempo della fine del dolore è il tempo in cui il dolore si fa intollerabile. Per tutti, mentre sembra, a ciascuno, per nessuno tranne che per lui. Ma è vero che per distruggere l'Io efficacemente, occorre superarlo trapassandone l'imene [...]. La fine dell'Io segnerà il principio della presenza.

 L'“insurrezione erotica” è un prendere le armi. L'amore è un duello contro la morte quotidiana, contro il sacrificio perpetuo all'alterità-Io. L'estasi, l'uscita da sé, è la conquista momentanea dello spazio-tempo al di là dell'Io. [...] l'inizio della nascita. [...] Proprio perché è domestico, prossimo, socialmente squalificato, denigrato, devalorizzato, l'amore è il cavallo di Troia con cui l'eversione [...] si introduce nel necrotico continuum della sopravvivenza."


Giorgio Cesarano, "Manuale di Sopravvivenza".


giovedì 14 gennaio 2016

La Scienza Malata


Il sistema ha trasformato i ricercatori in cavalli da corsa. Bisogna correre, correre, correre sempre, e più veloce degli altri. La vita del ricercatore è una vita di competizione permanente, in cui le pubblicazioni sono i riconoscimenti. La vita del ricercatore è diventata una corsa alla pubblicazione. […] in questa deriva la riflessione scientifica ha sempre meno importanza, e lascia il posto alla gestione. Come ha descritto Bruno Latour, il ricercatore moderno può essere visto come il gestore di un capitale che viene fatto fruttare trasformando regolarmente degli articoli in sovvenzioni, e delle sovvenzioni in articoli."

Laurènt Segalat, "La Scienza Malata? Come la burocrazia sta uccidendo la ricerca"

martedì 12 gennaio 2016

Superamenti

Devo ammettere che sono un realista. Sto dalla parte di Einstein e degli altri che credono che la meccanica quantistica sia una descrizione incompleta della realtà. Dove, allora, dovremmo andare a cercare quel che manca alla meccanica quantistica? Mi è sempre sembrato che la soluzione non richiederà soltanto una più profonda comprensione della fisica quantistica stessa; sono convinto che, se non l’abbiamo ottenuta dopo tanto tempo, è perché manca qualcosa, qualche collegamento ad altri problemi della fisica. Non è verosimile che si arrivi a risolvere il problema della meccanica quantistica rimanendo confinati in quell’ambito; probabilmente, invece, la soluzione emergerà via via che faremo progressi nel tentativo più generale di unificare la fisica.

Ma se questo è vero, funziona anche nella direzione opposta: non riusciremo a risolvere gli altri grandi problemi se non troveremo anche un ragionevole sostituto della meccanica quantistica.” 

Lee Smolin, "L'universo senza Stringhe - fortuna di una teoria e turbamenti della scienza".


lunedì 11 gennaio 2016

Considerazioni #2

  Pomeriggio d'inverno. Sono sdraiato sul mio letto a riflettere. È dolce il veleno dei ricordi, che scorre come vapore colorato sul mio viso. Fuori il sole è già svanito, e rilucono solo le luci del parco. Ieri è stata la prima volta che mi è capitato di andare all'opera: suonavano "Metastaseis" di Iannis Xenakis. Riuscire a rendere fedelmente l'intento "geometrico" dei pezzi di Xenakis è cosa ardua: l'orchestra ha suonato stringhe di suoni affastellati tra di loro, strutture che andavano dall'ordine al caos alla complessità, ed è riuscita a rendere perfettamente la "freddezza" della composizione del matematico/architetto/filosofo greco naturalizzato francese. Tra il pubblico impellicciato dell'opera queste cose riescono ancora a suscitare quel disappunto latente che se sessant'anni fa si tramutava in pomodori e uova marce, adesso si traduce in qualche sbuffo contrariato, in un'espressione annoiata e impaziente.  

  Ci sono molte cose che dovrei cominciare a fare. E fino a che ho tempo e possibilità dovrei farle: ricominciare a studiare il pianoforte, leggermi tutto Wilhelm Reich, dipingere, ritagliarmi del tempo per proseguire gli studi interrotti di fisica, fare pugilato con qualcuno, cominciare a comporre i pezzi di un concept-album che mi frulla per la testa da almeno tre anni. Impiegare il tempo in un modo diverso dal semplice riflettere, e leggere libri. Non ho più tempo per cullarmi nell'illusione che una Metafisica possa salvarmi. Ho bisogno di agire sulla mia vita. Adesso.
  
  È un'illusione penosa pensare che nulla si muova "lì fuori": non c'è un attimo che il mondo non si muova.  Nulla è condannato a restare nella sua stasi momentanea. Pensieri, colori, corpi, voci, note, i rigagnoli d'acqua piovana dopo un temporale, tutto interseca se stesso in un gioco continuamente ripetentesi. L'unico ostacolo: la paura.


giovedì 31 dicembre 2015

A Gabriel

Tu eri
Simile a me
E mi guardavi
Con la faccia stupita
Di bambino
Scappato di casa
Troppo presto
Per non essere travolto
Da questa
Cavità
Ti sei spento
Troppo presto
Lume fioco
Occhi tristi
Nella tua disperazione
Nella tua nera
Fuga
Ti ricordi
Quando mi parlavi
Si, ti ricordi
Gabriel
E i tuoi occhi splendevano
Di immagini
Novelle
Poi tutto è finito
E le stelle comete
Hanno smesso di cadere